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Full text of "L’Italia liberata da Pio / Paolo Venturini."


LIBERATA 








BOLOGNA 
Presso Marsigli e Rocchi. 









CANTO 



bn io pur quella , che sfrancata e doma. 
Da mille piaghe lacerata il petto , 
Solcata il volto dal dolor gemea , 
Sparsa ai venti la chioma , 
Cogli occhi spenti , e rifuggia V aspetto 
Dello straniero , che di me ridea ? 
Chi spezzò le catene , 
Che avvinghiavan le braccia? 
Chi compose al mio capo la corona? 
Chi nelle emunte vene 
Fonde or la vita , e in faccia 
Torna il color? chi alle mie man ridona 
La formidata insegna, 
E dice , Italia mia , risorgi e regna ? 



- 2 - 

Grande, o primo d'ogni Re, di Dio 
Vera virtude , a Te mi prostro umile, 
E sclamerò fin che raggiorna il Sole : 
Tu m' hai redenta , o Pio ; 
Di me sbattuta al suol , mancipio vile 
Pietà ti punse; Amor spirò parole 
Di potenza immortale; 
E protesa la mano, 

Che i Cieli apre, ed il freno ha della terra 
Con voce ai Re fatale 
Gridasti in Vaticano: 
Io cesserò la disonesta guerra ; 
Io sol dalla ruina 
Leverò Italia , e tornerà Regina. 



E son Regina. Il suon della tua voce 
Corse per ogni lido , e i tardi petti 
Scosse la fiamma che languìa sopita. 
Dalla Trinacria foce 
All' ultim' Alpe i figli miei ristretti 
Il palpito sentir di nuova vita. 
Ei ricordar le antiche 
Glorie , il domato mondo , 
L' arti gentili , del potente ingegno 
Le sudate fatiche , 
Di civiltà il fecondo 

Seme , che diemmi sulle genti il regno ; 
E ognun fremendo agogna 
Lavar nel sangue la crudel vergogna. 



- 3 - 

Al grido, alla riscossa alzar sdegnose 
Col riso al labbro le pensose fronti 
I Potenti i che fean di me governo ; 
Strinsero i sanguinosi 

Ferri membrando i danni antichi e 1' onte , 
E Tira e la vendetta dell'Eterno: 
Poi T arti cupe , e il viso 
Che il vero adombra e froda , 
E l'auro che i cor lega , i monti schiude, 
E del fratel diviso 
Senno e valor trasmoda , 
Oprar queir alme di pietade ignude ; 
Ma innanzi a Dio, che volve 
D' Italia il fato , i Re son ombra e polve. 



di Sicilia gloriosi figli , 
Di voi eterna parlerà la fama 
Il chiaro nome, e i paventosi esempi. 
Voi gli spietati artigli 
Spezzaste inermi , e la dogliosa e grama 
Patria servaste dal furor degli empi. 
Non delle spade il lampo , 
Non de' bronzi tonanti 
Vi sgomentò la fulminata morte : 
Come alla danza in campo 
Correste , e le festanti 

Spose rendean il braccio e il cor più forte ; 
Primi mostraste ai pravi 
Che più Italia non è terra di schiavi. 



. -4- , 

Come fuoco per selva , e onda preme onda , 
Corse della vittoria il lieto grido , 
Ed io in tuo nome benedetta,, o Grande, 
Tuonai per ogni sponda: 
Guerra, e sterminio al fero Augello infido, 
Che straziò le mie membra miserande. 
Freme il Tebro , e la Dora , 
D' Adria il flutto e il Tirreno , 
L' Adige e 1' Eridàno armi armi freme. 
Vede il Teutono l'ora 
Suprema , allarga il freno 
Allo sdegno, e s'appresta a prove estreme; 
E Te bestemmia il tristo , 
Che gli ritogli il mal rapito acquisto. 



Così ferita belva i denti arrota , 
E spiega T ugne , e in chi s' avvien le labbia 
Sanguina e lieta sugli uccisi rugge. 
Ma i forti a Te devota 
Alzan la mente ; coptro cieca rabbia 
Pugna virtù , che non spaura e fugge ; 
Cozzano 1' armi , il sangue 
Incita al sangue; cade 
Morto uno al suolo , e ne risorgon cento. 
Già de' barbari langue 
L' ardir , treman le spade , 
E la morte gì' incalza e lo spavento , 
Gridando ahi tristi noi ! 
Di Legnano risorti ecco gli Eroi. 



Sì quelli sono, che non fur già morti, 
Ma domi solo dalla forte e dura 
Legge del fato , e da discordi brame. 
Si risvegliano i forti 
Quando vince il martìro la misura , 
Come i ceppi il Lion spezza per fame. 
Ve' ancora il vulgjo inerme 
Di vergini e di madri 

Di ferro il braccio, armate il cor di smalto 
Fan delle membra inferme 
Scudo ai mariti, e ai padri 
Correndo tra la strage al cieco assalto , 
E s' odon dir morendo : 
Ecco libera , o Dio , f alma ti rendo. 



Nel segno de' Redenti , a pie del sacro 
De' Martiri delubro , a Te , gran Padre , 
Commetto il santo tricolor vessillo. 
Vedi il puro lavacro 

Dal sangue che il macchiò , quando alle ladre 
Barbare mani Libertà rapillo. 
Tu colla Croce il guarda 
Del Vaticano all' ombra, 
E colla Fé nel nome tuo si spanda. 
Con lui dalla Lombarda 
Terra il nemico sgombra , 
E lo ricaccia alla natia sua landa : 
Sperdi con lui chi audace 
Mi spoglia in guerra, e mi tradisce in pace. 



- 6 - 

Già la virtù , che dal tuo seggio s' alza 
De' Superbi fiaccò l' ira e 1' orgoglio , 
E Roma di se donna alfin respira. 
Esterrefatto sbalza 

De' Franchi il Sire dair infranto soglio ; 
Ove il locava tradigion delira. 
Rotta è la verga antiqua , 
Che fé* d' Europa il lutto , 
E aggiogò sul Danubio V uman gregge. 
Colgano or dell' iniqua 
Ragion del brando il frutto : 
Provin che forza incontro a Dio non regge ? 
Che giunge accolto e santo 
De' popoli traditi in Cielo il pianto. 



Leva il braccio potente, e benedici 
La mia sorella , che sue piaghe mostra , 
E da lungh' anni il gran riscatto aspetta. 
De' spietati nemici 

La triplice catena al suol la prostra, 
E invan più volte ritentò vendetta. 
Lei pur dal fango traggi ; 
Donale gloria e impero, 
E ancor per Cristo impugnerà la spada. 
Nel tuo poter gli oltraggi 
Sorga a lavar del fero 
Scita , e largando a libertà la strada , 
Pieghi la belva irosa 
Che tremar fa l'Europa, e star pensosa. 



- 7 - 

Poi chiama e aduna le disperse membra 
Dell' Universo , e giunto in un sol patto 
Torni di pace , e di virtù beato. 
Ai Regi alto rimembra , 
Che è de' suggetti il lutto onta e misfatto , 
Che maledetto è chi ne fa mercato; 
Che Giustizia ed Amore 
Volgon dei cor la chiave ; 
E allor vedrai popoli e Re devoti 
Rendere a Cristo onore, 
E tutte genti schiave 

Di Piero air urna appender sciolte i voti , 
Liete gridando a un suono : 
Qui colla Croce ha libertade il trono. 

D. Paolo Venturini Barnabita.